Club to Club 2009
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2009
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Club to Club
Zecca da festival
Il concept del festival musicale è “State of Indepen/dance”. Per Bellissimo si realizza il sogno di ogni designer: progettare una banconota, anzi due, con tutti i crismi della vera cartamoneta.
Nel 2009 Bellissimo cura per la nona volta consecutiva la grafica e la comunicazione di Club to Club, il festival internazionale di musica elettronica di Torino gemellato ogni anno con una città europea. La campagna di quell’anno segue la fondazione dell’immaginario “State of Indepen/dance” ad opera di Xplosiva, l’associazione culturale che organizza il festival, e verte sulle principali emanazioni di uno stato: non solo il proprio statuto, a cui aderisce ogni artista in cartellone, e l’inno nazionale, ma anche la propria moneta e bandiera, francobolli e altri elementi identificativi. Tra questi spicca la banconota, appositamente disegnata e stampata in cinquantamila pezzi.
Il nuovo conio è il “Tuxel”, nome che alcuni leggono come incrocio tra Torino e Bruxelles, la città gemella dell’edizione, altri come un cripto-omaggio ai Tuxedomoon. Disegnare banconote, con quegli intricati retini sovrapposti anti-contraffazione e elementi figurativi sottilmente allegorici, è il sogno di molti grafici. Bellissimo ci è andato molto vicino, prendendosi per una volta la soddisfazione di stampare con ben cinque colori dichiarati, due vernici e una trancia a caldo.
L’ispirazione alla lontana viene dalla banconota da 10 franchi svizzeri (se si parla di soldi, la Svizzera è un must) che ritrae Le Corbusier. Non volendo scegliere un musicista italiano defunto, la vocazione educativa implicita nella direzione del festival ha optato per i compositori Karlheinz Stockhausen e Arthur Russell. Chissà quanta inflazione ha subito il Tuxel in questi anni. Fra i materiali in distribuzione seguono una serie di francobolli e la bandiera — Bellissimo come zecca e istituto poligrafico.
L’idea di creare uno stato fittizio parallelo al Festival risaliva ad alcuni addietro, quando Bellissimo propose a Xplosiva di adottare come claim di Club to Club il saggio, icastico adagio di Matthew Herbert, “Music is the only place where I can have freedom in my life”. Lo Stato dell’Indipen/danza diventa così finalmente l’unico luogo fisico e metafisico in cui si è liberi di essere sé stessi e sé stesse, una nazione che unisce gli artisti e il pubblico in un unico sentimento.
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